LA VIA DELL'ECCESSO CONDUCE AL PALAZZO DELLA SAGGEZZA

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NEAT NEAT NEAT

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postato il 29/09/2009 10:24 da poison7

 

Il secondo lavoro della band torinese fa un passo in avanti rispetto all'acerbo omonimo esordio, mostrando una maggior omogeneità ed eccellenti collaborazioni.

E' Colpo di Pistola che srotola il tappeto rosso di una sempre più crescente notorietà, proiettando lp Microchip Emozionale a buoni risultati di vendita per un disco alternativo. Il successo del primo singolo è giustificato da un'elettronica minimalista spruzzata da un velo di rock ben tirato, il tutto correlato da testi acidi e pungenti. È il lief motiv del disco.

 

Non fa eccezione Liberi Tutti, con la presenza di Daniele Silvestri anch'esso in ascesa. E' un brano piuttosto complesso ed articolato, in cui le vibrazioni elettriche fanno da sfondo ad un ritmo veloce, a tratti funk a tratti rock.

 

Subsonica e Bluvertigo unisco le loro forze per un progetto molto interessante (ZEROVOLUME) che si materializza grazie al singolo Discolabirinto. Le idee visionarie di Morgan inserite nel contesto di un elettronica secca ed essenziale dei Subsonica in cui le chitarre si ritagliano il loro spazio vitale. Passato forse troppo inosservato: è il miglior esperimento musicale degli ultimi 10 anni.

 

La fama dell'album è tuttavia strettamente legata al brano Tutti i miei Sbagli, presentato a Sanremo del 2000. Se l'esito al festival fu scontato, quello delle classifiche no: sorprendente lanciando la band alla consacrazione, ironia della sorta con il brano più pop del disco.

 

Già, un colpo di pistola non è stato così convincente ...   

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postato il 22/07/2009 18:47 da poison7
       

Le solite leggende metropolitano-musicali. I Blondie non sanno suonare. Miti da sfatare.

Fondati dal chitarrista Chris Stein e da Debbie Harry, i Blondie vantano una discreta gavetta nei principali locali di NY, ossia il CBGB's e il Max's dividendo il palco con Ramones e Television. Nel 1977 virano su un sound molto sintetico, mettendo in primo piano le tastiere di Jimmy Destri. Parlare di pionieri della new-wave è un grossissimo sbaglio, perché Plastic Letters nasce come album rock-pop; sono il primo gruppo frequentante il CBGB's ad avere un discreto successo, condito da un tour in UK nel 1978.

 

Fan Mail scialacqua le chitarre e si concede a sporadiche escursioni nell'elettronica synth più elementare, mentre Denis è il biglietto per l'Inghilterra e per le charts. Secondo singolo estratto è (I'm Always Touched by Your) Presence, Dear, un pop veloce e contaminato da buoni riff di chitarra.

Ascoltando il resto del disco, convincono I'm on E, con una frizzante Harry e I Didn't Have the Nerve to Say No canzoncina fresca ed orecchiabile. Detroit 442 è un brano che poteva cantare benissimo Joey Ramone, senza sputtanarsi. Mostra il lato più bello dei Blondie, una polivalenza apprezzabile e confermata anche in Kidnapper, un blues femminile con tanto di armonica a sostegno.

 

 

Nel 1977 c'è chi metteva a ferro e fuoco Londra, chi infiammava New York e chi come i Blondie semplicemente non prendeva troppo sul serio tutto questo rigurgito anarchico e distruttivo esportato da McLaren e Co.

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postato il 21/07/2009 19:03 da poison7
 

 

L'accoppiata Bowie-Visconti produce uno dei capitoli più discussi della carriera del Duca Bianco, ossia Heroes, il secondo capitolo della ‘Trilogia Berlinese'. Nell'avventura tedesca s'intrufola pure Brian Eno. Caratterizzato da tinte musicali forti e da una palese influenza verso l'elettronica tedesca e in particolare verso gli sperimentatori per eccellenza: i Kraftwerk e i meno noti Neu!. Non solo. Heroes riporta in qualche modo un malessere appena accennato, lontano dal rumore punk che stava esplodendo, un Bowie lungimirante guarda oltre ed è già  immerso negli anni '80, con tutte le ambiguità che ne conseguono. Quella decadenza presa come ispirazione dai ‘Racconti Berlinesi' di Isherwood, tocca l'apice, tuttavia non esplode immediatamente.


The Beauty and The Beast
è un intricato labirinto elettronico in cui le influenze dei pionieri tedeschi sono evidenti, tuttavia l'accento bowieiano rimane. Imprescindibile Heroes che rimane certamente nell'albo delle più conosciute di Bowie, grazie anche alla sua onnipresenza nel film Cristiane F.

Ottimo il rock di Joe The Lion, mentre Sons of the Silent Age  ricorda vagamente i fasti dei tempi di Ziggy Stardust. Cinica e dissoluta Blackout. Da menzionare V-2 Schneider  portentoso tributo ai Kraftwerk.


Il disco è complesso da ascoltare, ma per chi ammira Bowie questa non è una novità,  prende delle strade del tutto nuove, esplora in profondità, a volte in maniera del tutto incomprensibile, ma alla fine convince.

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postato il 08/07/2009 20:58 da poison7
 

C'è voluta una nuova generazione musicale per spazzare via, senza troppa nostalgia, lo slancio hippye con cui gli anni '60 si stavano chiudendo. I Led Zeppelin con il loro secondo lavoro sterzano decisamente su un sound aggressivo, fatto di riff interminabili contagiati dall'heavy e di una genialità compositiva nuova e più diretta, rispetto alle dolci utopie della summer of love.

 

Il lato A del disco contiene la monumentale Whole Lotta Love, il cui intro inconfondibile è il marchio indelebile del sound del "dirigibile". Orgasmica è dir poco!

Page e Jones dialogano alla perfezione nella sinuosa The Lemon Song, in cui le allusioni sessuali si sprecano. Ma è proprio questa rinnovata irriverenza a fare grande l'intero album. I ritmi si abbassano con la delicata Thank you. Ottimo Plant !

Girando il vinile la puntina scorre su pietre miliari come Heartbreaker e Ramble On, in cui è impossibile non farsi trascinare nel loop zeppeliano, fatto di riff energici e coerenti e una straordinaria carica vocale. Moby Dick merita un discorso apparte: veleggia tra un blues redivivo e un rock promettente, senza mai perdere la rotta durante il suo intricato viaggio. E poi Bonham che batterista !!!

 

Poche parole insomma per descrivere un album così ...

   

Se non conoscete i Led Zeppelin questo è un favoloso modo per incominciare e immensa fonte di ispirazione. Se li conoscete allora questo ce l'avete già. Non serve dire altro !

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postato il 01/07/2009 19:03 da poison7
 

All'indomani della morte di Andrew Wood e la fine dei Mother Love Bone e dopo la pubblicazione del tributo Temple of the Dog, Gossard e Ament si rimettono al lavoro con Mike McCready. Alla voce pescano un giovanotto di San Diego, che fa il benzinaio: l'asso vincente si chiama Eddie Vedder.
Questi sono i Pearl Jam.


Stilisticamente Ten suona più alla Pixies o alla R.E.M che ad un grunge da scantinato. L'inizio è buono: Once è l'impronta di Vedder al nuovo gruppo. Voce a tratti roca, a tratti sottile e melodica, urlata al punto giusto; siamo lontani anni luce dall'onirismo sfavillante dei testi di Wood. Evenflow è la hit, le chitarre del duo McCready-Gossard sono più istintive e meno tecniche e finalmente il basso di Ament è chiaro nelle sue linee. Alive è un altro pezzo forte, un inno volutamente da stadio e i Pearl Jam sono bravi a non cadere nella stonata retorica di un sound più orecchiabile. Black è una lenta ballata da brividi che stacca con le precedenti, regalando una grande performance di Vedder. Jeremy invece è una delle più note canzoni dei Pearl Jam, in cui si racconta del suicidio di un giovane studente deriso dai propri compagni di scuola. Fatto realmente accaduto in una scuola del Texas nel gennaio del 1991. Poi via via l'album perde efficacia e scivola con canzoni mediocri sospese tra un grunge leggero innaffiato di retorica.


Ten
 è sicuramente valido ed un esordio intelligente, anche se non è il miglior lavoro dei Pearl Jam, anche a detta di Vedder e soci. 

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postato il 23/06/2009 20:45 da poison7
 

Tutto ebbe inizio quando Dee Dee e Johnny si procurano rispettivamente un basso Dan Electro e una Mosrite celeste al Manny's Guitar Store.
Dee Dee non ha la minima idea di come si suona un basso. Siamo nel 1974. Presto si aggregheranno pure  Joey alla voce e Tommy alla batteria. Quattro giovani con un look bizzarro, chiodo nero, jeans strappati e scarpe da ginnastica, in pieno Queens  a New York.
Capacità tecniche limitatissime, canzoni da 2 minuti, tirate ed essenziali.
Questi sono i Ramones e  il loro omonimo esordio discografico (1976) è la condensazione di tutto ciò che c'è a N.Y. nella metà degli anni ‘70.
Il disco è pungente, aggressivo, che non lascia spazio a dubbi. "One, two, three, four...": semplici accordi di chitarra e basso avvolti da un isterica batteria fatta di ripetitive rullate. Blitzkrieg Bop ne è l'emblema. Coinvolgente nella sua essenzialità, con quel «Hey, ho let's go...» che nei concerti al CBGB's  diventa un cavallo di battaglia. Sulla stessa onda alcuni classici generazionali assoluti, come Beat on the Brat o Now I Wanna Sniff Some Glue. Testi diretti e personali scritti per la maggior parte da Dee Dee, come la spiazzante 53rd & 3rd o Judy is a Punk. Tuttavia c'è posto anche per brani più soft, come Wanna be your Boyfriend con quello stile  bubblegum puntuale nei lavori dei Ramones. 
Ramones è un album primitivo, grezzo, trasborda di energia e di vitalità. È il marchio di fabbrica dei Ramones, è l'emblema della nascente scena punk newyorkese.

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postato il 16/06/2009 20:25 da poison7

Nevermind è l'album più importante degli anni novanta. Punto. È in assoluto uno dei più grandi inni alla libertà giovanile. Nessuna generazione particolare, nessuna scena di Seattle, nessuna moda grunge. Semmai queste sono solo postille, inserite a casaccio dalle riviste patinate, dalle radio nazionali, da Mtv, dall'industria musicale che hanno fagocitato un gruppo rock con la stessa cinica velocità  usata per distruggerli in un secondo momento. Smells Like Teen Spirit. L'atmosfera che aleggiava sul brano era molto positiva, potenzialmente una grande hit, e oltre le aspettative, le previsioni furono azzeccate. Teen Spirit portò Nevermind alle vette delle classifiche Billboard e per la prima volta un disco rock-alternativo era sul gradino più alto, questo accadde il 2 gennaio del 1992. «E' solo l'ironia sul pensiero di fare una rivoluzione. Ma è un pensiero piacevole». Da In Bloom, in cui il nuovo batterista, un certo Dave Grohl, imprime un aggressività ed un energia unica ad un pezzo fatto per "cantare in coro", a Come as you are secondo singolo pubblicato con atmosfere rarefatte e celestiali, sommerse dalla chitarra di Cobain . Lithium, Drain you, Breed intensissime ed esplosive con quei chorus liberatori e urlati ricolmi di gain e fuzz. Polly, che allude ad un fatto di cronaca locale riguardante uno stupro,  o la auto-biografica Something in the way, calda e malinconica. Non serve aggiungere altro. Fondamentale.

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